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Relazione di Alessandra Servidori

Relazione di Alessandra Servidori, Consigliera Nazionale di Parità, in rappresentanza del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi.

 

 

 

Ringrazio Gianna Martinengo e tutto il gruppo che ha organizzato questa iniziativa a nome naturalmente del Ministro Sacconi che ha voluto onorarmi di rappresentarlo ma anche, soprattutto, in qualità di Consigliera Nazionale di Parità che voi sapete essere una delle sentinelle sul territorio a presidio delle politiche attive rivolte alle donne e al mercato del lavoro.
L’onore di poter lavorare assieme al Ministro Sacconi mi dà la possibilità di avere un approccio alle tematiche oggi al centro della discussione. Approccio non solo di tipo economico e giuridico ma innanzitutto interministeriale. Il lavoro del Ministro Sacconi, infatti, in questo momento è particolarmente vicino a quello degli altri Ministri dal punto di vista delle riforme e il percorso, diciamo anzi il progetto riformatore, è costellato di interministerialità anche con un occhio all’Europa. Ciò perché le direttive europee a volte, per fortuna, ci costringono ad avere una giusta dose in più di coraggio dal punto di vista delle riforme al femminile. E d’altra parte il percorso riformatore in quest’ultimo periodo, avete visto, tocca la pubblica amministrazione e particolarmente la scuola, tant’è che è già in piedi una cabina di regia per lo sviluppo del piano Sacconi-Gelmini e naturalmente esiste anche una cabina di regia per l’implementazione del piano Sacconi-Carfagna sull’occupabilità femminile.
 
Ma perché è molto importante la conferenza di oggi? Un po’ perché questa mattina venendo da Bologna – io sono stata adottata da Roma ma vivo a Bologna – a Milano che è da sempre una città a me molto cara con un dinamismo e una vivacità straordinarie, ho letto sui giornali la notizia che il ministro Scajola ha individuato nella banda larga la possibilità di una nuova occupabilità per 50mila posti di lavoro. Una buona notizia in un momento in cui, come ha detto il Presidente Sangalli che mi ha preceduto, abbiamo ancora delle grandi incertezze e un cammino tutto in salita.
Un po’ perché, sempre stando alle parole di Sangalli, il fatto che ci siano 31mila imprese tecnologiche capitanate o che vedono la presenza di donne e che rappresentano il +2% rispetto all’anno scorso ci spalanca il cuore, nel senso che evidentemente le donne sono e rimarranno tenacemente sul mercato del lavoro.
 
A Gianna Martinengo devo dire due cose, a nome e per conto anche del Ministro: la conferenza internazionale ha un pregio straordinario, anzi, direi due. Nella mancanza di informazioni sull’argomento “donne e tecnologie”, troppo ignorato dalla stampa quotidiana e periodica, consola sapere che c’è qualcuno abbastanza ben attrezzato che per di più che se ne occupa. E che questo qualcuno ha naturalmente la vivacità di ammettere che sì, si è cominciato da poco, ma poiché la soddisfazione, il riconoscimento e gli alleati sono tanti, c’è una grande prospettiva per questa iniziativa.
Un altro aspetto che propone “Women&Technologies®” è una visione del rapporto fra le donne e la tecnologia non come problematica di genere, quindi non come auto-flagellazione, ormai sistematica, costante, ma come strumento per valorizzare i talenti femminili. Questo secondo me è un grande messaggio, è un messaggio di grande tenacia. Credo che in questo momento le donne debbano anche, soprattutto le donne giovani – io vedo qui moltissime ragazze che in questo periodo aprono le porte della loro vita – dare messaggi, parlare in un modo che non sia né politichese, né “stanco”, né fatto di vecchie terminologie: questo è uno sforzo che tutte noi dobbiamo cercare di fare.
 
Alcuni dati: le donne che vogliono lavorare in questi “ambiti privilegiati” del sapere sono tantissime ma devono dimostrare di essere ben 2,6 volte più preparate dei loro omologhi maschili. È un dato, questo, che conosciamo bene. In questi giorni il Gender Gap Index ha collocato l’Italia al 72esimo posto su 134: l’anno scorso eravamo 67esimi su 130 paesi. Dobbiamo preoccuparci se siamo in una graduatoria mondiale inchiodati vicino a paesi del terzo mondo.
Già nel 2004 e 2005 si era realizzato il sorpasso delle donne sugli uomini nella percentuale di donne laureate: 58,4%. Gli uomini erano rimasti indietro anche rispetto ai tempi di laurea: le donne si laureano in media a 26 anni, contro i 26,3 degli uomini. L’unico dato rimasto inesorabilmente stabile riguarda i salari, gli stipendi, gli emolumenti, insomma le retribuzioni a parità di mansione.
Di fronte a quella che sembra quasi una strage di donne che prendono la carriera della ricerca per poi venire decimate, pare che il consiglio sia di non scoraggiarsi – ma infatti noi non siamo assolutamente scoraggiate – e di avere costanza. Dice Margherita Hack che è una persona che io adoro e che ha una mente lucidissima “è chi ha meno diritti che si deve battere per averli”.
 
E pensare che soltanto in Lombardia, come diceva giustamente prima il Presidente Sangalli, si calcola che nel campo della ricerca saranno necessari nei prossimi anni circa 700mila nuove unità di lavoro. Quindi, evidentemente, il futuro è davanti a noi e alle tante giovani che sono presenti anche qui oggi. E proprio perché questa è una giornata di lavoro e perché i saluti non sono formali ma sostanziali, credo che dobbiamo essere orgogliose e orgogliosi, che stando proprio alle proiezioni internazionali, noi come Paese siamo in cima alle graduatorie per capacità di innovazione e credibilità. Come ha ben sottolineato la Presidente Bracco nella Settima giornata sulla ricerca, il nostro Paese ha competenze di eccellenza in moltissimi settori applicativi e l’innovazione è una discriminante fondamentale per affermarsi sui mercati internazionali.
 
Sviluppare processi più efficienti, dice Bracco, ma questo lo condividiamo anche noi, è la ricetta giusta anche per ripartire nel mercato del lavoro. Quindi da una parte abbiamo avuto e abbiamo tutt’ora il problema di allargare la base dei percettori degli ammortizzatori sociali, ma abbiamo comunque anche come priorità – e su questo il Ministro Sacconi si è impegnato e si vede nei fatti – anche la conoscenza, la formazione, la scienza e la tecnologia. Disaggregazioni territoriali, infatti, dimostrano come le aree maggiormente industrializzate, che conteggiano anche la ricerca privata, risultano su standard elevati. L’imprenditoria italiana è capace di reagire alle sfide con flessibilità e creatività e anche una grande capacità di lavoro, e queste innovazioni tecnologiche rappresentano nuova occupazione.
L’Italia deve sostenere lo sforzo di ricerca europea anche attraverso l’uso concertato dei fondi. Su questo diciamo stiamo un po’ segnando il passo e con grande difficoltà: lo dico con grande serenità perché mi ritrovo spesso a lavorare con gli altri Ministeri sull’utilizzo del Fondo Sociale Europeo e dobbiamo imparare a lavorare molto più in maniera collegiale.
 
Che proposte fare? Le consigliere di parità – 240 signore, pubbliche ufficiali –rappresentano importanti punti di riferimento e possono anche essere la cerniera tra il territorio e le istituzioni con tutto ciò che è la conoscenza, la formazione, i soggetti che comunque hanno un compito all’interno della governance del mercato del lavoro per promuovere diverse iniziative.
Quali iniziative? Sicuramente il piano Sacconi-Gelmini intende mettere in collegamento i giovani con il mondo del lavoro già dai banchi di scuola, intende ristrutturare l’istruzione tecnico-professionale, promuovere esperienze di alternanza scuola-lavoro, ripensare l’università dandole un profilo più professionalizzante, promuovere tra le imprese l’uso dei dottori di ricerca, rilanciare i contratti di apprendistato.
L’obbiettivo è mettere i giovani in condizioni di fare scelte consapevoli per il loro futuro in anticipo rispetto a quanto avviene oggi, per dare una cosiddetta mossa alla generazione che il ministro Sacconi ha identificato come “generazione né-né”, cioè niente lavoro e niente studio, oppure tutti e due ma con poca convinzione.
La crisi e il precariato sono ascrivibili anche a un offerta formativa che non è calibrata su esigenze reali. Quindi questo è un messaggio anche di un ribaltamento culturale e di strategia. Scuole, università, ricerca e imprese dovranno cambiare, essere meno autoreferenziali e guardare di più alle imprese senza che si gridi alla privatizzazione.
 
Le proiezioni al 2020 vedono l’Italia in una posizione di grave difficoltà rispetto alle prospettive occupazionali di crescita e, intanto, le imprese segnalano la mancanza sul mercato di 180mila tecnici intermedi: anche questo è un dato sul quale noi dobbiamo ragionare. Inoltre la dispersione scolastica è al 19%, contro il 10% dell’Europa e i giovani escono in media dall’università a 27 anni. Il governo naturalmente non intende restare fermo, le sei linee del piano Sacconi-Gelmini corrispondo ad azioni già in corso ma su cui per la prima volta si crea una sinergia tra i due ministeri. E intendiamo finanziare presso le università anche i servizi per il placement universitario, di ricerca del lavoro e si cercherà di diffondere l’apprendistato anche per le alte professionalità che potrebbero usufruire di questi ultimi anche come dottorati di ricerca.
 
Credo che con le Consigliere di Parità possiamo, attraverso accordi di programma, costruire alcune iniziative di informazione. La settimana scorsa, alla presenza del Ministro Sacconi, abbiamo finalmente fatto nascere l’osservatorio nazionale sulle buone prassi e sulle discriminazioni.
 
Quindi, anche come conferenza internazionale che si svolge oggi, stiamo implementando al livello internazionale l’occupabilità femminile. Tant’è che andremo la prossima settimana a Stoccolma e a Parigi per partecipare alla conferenza internazionale dei servizi alla persona e alla conferenza internazionale dedicata a quelli che sono gli strumenti di governance del mercato del lavoro in ottica anche femminile.
 
Vogliamo costruire una rete per lo scambio di informazioni, progetti e iniziative su scala nazionale e internazionale con particolare riferimento ai paesi appartenenti alla Comunità Europea. Vogliamo, e possiamo insieme con voi, raccogliere documentazione per conoscere la situazione delle donne attive nella ricerca scientifica, sia pubblica che privata; possiamo insieme promuovere ricerca, organizzare convegni, dibattiti, iniziative per approfondire e diffondere la della soggettività e dell’esperienza femminile nella pratica della ricerca scientifica: possiamo promuovere e organizzare la partecipazione delle ricercatrici italiane a iniziative italiane e internazionali.
Un’altra proposta è l’avvio di progetti pilota anche di mentoring e relativa road map per laureandi e dottorandi in alcune discipline scientifiche.
C’è moltissimo da fare in alcuni ambiti: scienze ambientali e biologia presentano grandi possibilità occupazionali anche attraverso i lavori verdi, i cosiddetti “green jobs”, ingegneria informatica, ingegneria civile, fisica, scienza dei materiali e per ultime scienza e ricerca industriale che coinvolgano anche l’università per il trasferimento tecnologico.
Ricercare canali per il finanziamento della ricerca industriale è una cosa che possiamo fare insieme, ognuno naturalmente assumendosi la responsabilità del ruolo che è chiamato a svolgere, ma sicuramente in grande sintonia in modo tale che i loghi qui sotto non siano solo dei patrocini formali ma che siano sostanza e lavoro insieme. 

 

 
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